Valter Lavitola: “Da Berlusconi un milione per comprare senatore De Gregorio”
Valter Lavitola ha spedito un suo emissario da Silvio Berlusconi mentre si trovava in latitanza con un messaggio preciso: “Silvio sono nella cacca, aiutami”. E’ una delle rivelazioni contenute nel verbale di interrogatorio del 25 aprile scorso reso dall’ex editore dell’Avanti, recluso a Poggioreale con l’accusa di corruzione internazionale nei confronti del governo di Panama in relazione all’affare carceri e di truffa sui contributi al giornale l’Avanti. I pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio lo hanno incalzato con decine di domande e Lavitola non si è risparmiato.
Imperdibile
il passaggio nel quale Lavitola arriva quasi a chiedere a Woodcock e
compagni di mettersi in società con lui nel commercio del pesce: “Ci
sono i broker… se tu vuoi andare a comprare i gamberi in Argentina
hai tre posti, non è che ne hai quaranta e, quindi, in quei tre
posti devi andare; se tu vuoi andare a comprare la coda di rospo
in Sudafrica….
Senta dottore, ma è possibile organizzare una roba, una trasferta in
cui io vi porto in Argentina e vi faccio vedere uno per uno tutta
questa gente, o in Brasile? Non lo so…”.
Davanti
agli occhi divertiti del difensore di Lavitola, Gaetano
Balice,
si svolge una partita a scacchi. Appena i magistrati si avvicinano al
nocciolo del problema, cioè il rapporto con il Cavaliere e i soldi,
Lavitola si fa sfuggente come un’anguilla. Il capitolo più
interessante dell’interrogatorio è quello nel quale i pm lo
incalzano sul ruolo di Carmelo
Pintabona,
presidente del Fedisur, che raccoglie le associazioni dei siciliani
in Argentina, già candidato alle elezioni del 2008 con il movimento
Mpa diRaffaele
Lombardo nella
circoscrizione estera.
Il
suo nome emerge quando i pm chiedono a Lavitola perché
il Cavaliere sarebbe
dovuto essere così generoso con lui, Valterino replica: “Lo
conosco molto bene e quando uno sta nei guai soprattutto a causa sua,
se lui può lo aiuta”. A questo punto Lavitola, su richiesta dei pm
spiega il ruolo di Pintabona: “Credo che lui conosca Berlusconi
perché lui è stato candidato e lui lavora anche con me per la
questione del pesce ed era venuto qui a Roma per incontrarsi
con Neire
Cassia Pepe Gomez (la
mia ex fidanzata) io dissi a Pintabona: ‘vedi se tu riesci a
contattare a Berlusconi per conto mio e digli che sono nella cacca,
vedi se lui è disponibile a darmi una mano; lui mi ha detto che non
è riuscito a contattarlo… aveva provato ad andare a casa sua, non
so se questo è vero oppure mi abbia raccontato una sciocchezza, lì
a Roma,
ed è stato fermato da un funzionario di polizia, non so se quando è
entrato o quando è uscito, e gli hanno detto pure: lei lo sa che
aiutare un latitante è favoreggiamento?”.
L’ex
editore dell’Avanti mostra
di sapere molte cose anche sulla cosiddetta compravendita dei
senatori che fece cadere il governo Prodi nel 2007. Lavitola la
chiama “Operazione libertà” e ha raccontato di avere avuto un
ruolo determinante al fianco del defunto senatore Romano
Comincioli convincendo
un manipolo di senatori a cambiare casacca. Poi ha parlato della
contrattazione che portò Sergio
De Gregorio ad
abbandonare il centrosinistra. L’imprenditore ittico,
parlando della campagna acquisti dei parlamentari, mette nel
calderone anche l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella e
l’ex presidente del Consiglio Lamberto Dini nelle operazioni
per far in modo che il governo Prodi cadesse. Manovre che Lavitola
chiama appunto “Operazione Libertà”. E racconta agli
inquirenti: “Tenga presente che gli altri soldi li avrebbero dovuti
dare aDini, a
Mastella e a Pallaro, che stiamo parlando, insomma, seppure glieli
avesse dati non glieli ha dati per tramite… Sono persone che si
sono trovate messe al margine dal centrosinistra nonostante si dica…
Berlusconi che è uno che sa tra virgolette vendersi e gli ha
garantito l’economia del movimento, ognuno di loro ha fatto un
movimento, quando si è fatta la fondazione del Pdl insieme a Fini,
ci stavano pure, alla pari, De Gregorio, Caldoro, Dini, insomma, là
ci sta la fotografia con tutti questi qua magari con voti più degli
altri…”. Mastella però fa sapere che è tutto falso: “Ho già
dato mandato ai miei legali – afferma il segretario dell’Udeur –
di querelare Valter
Lavitola per le dichiarazioni che avrebbe rilasciato ai magistrati e
apparse oggi su alcuni quotidiani. A questo professionista della
latitanza e della millanteria non ho mai chiesto nulla. E da Lui, e
da nessun altro, non ho mai avuto nulla, men che meno danaro. Nella
mia lunga vita politica non ho mai avuto rapporti con faccendieri di
questa risma. Le sue dichiarazioni sono totalmente false“.
Appena
eletto con Di
Pietro,
secondo Lavitola, Sergio
De Gregorio ”che
è uno intraprendente e mica aspettava me per fare le cose, si era
già messo in contatto con alcuni del gruppo di Forza Italia
dell’epoca, e precisamente, non perché ora è morto, pace
all’anima sua, e quindi non può dirlo, con il senatore Romano
Comincioli,
uno dei fedelissimi del presidente Berlusconi, e andò a negoziarsi
la nomina a presidente della commissione Difesa… De Gregorio votò
con il centro destra e fu eletto presidente alla Commissione Difesa,
e io, ma ritengo anche il senatore Comincioli, gli creammo un link
con il presidente Berlusconi”. Secondo Lavitola, De Gregorio però
non gli fu riconoscente: “Sorrido perché De
Gregorio,
poverino, è uno che ha fatto talmente tanti di quei ‘casini’ dal
punto di vista economico che io credo che quel milione che ha avuto
da Berlusconi se l’è fumato come fosse un mozzicone di sigaretta,
perché De Gregorio aveva una capacità di spesa che era superiore a
quella di Tarantini“.
Lavitola
puntava sull’ex premier: “Ho avuto la promessa del Presidente
Berlusconi di essere candidato al Parlamento in quella occasione”,
una prospettiva poi saltata per l’opposizione di Gianni Letta
e Nicolò
Ghedini.
A quel punto, sempre per ingraziarsi Berlusconi e guadagnare peso
politico, sostiene Lavitola, l’ex direttore de l’Avanti preparò
il dossier sulla casa monegasca di Fini. “Per mantenere un rapporto
di carattere politico con il presidente Berlusconi”. I veri
guadagni Lavitola però li intravede con Finmeccanica.
”Ho fatto innanzitutto il consulente di Finmeccanica a
Panama… Abbiamo stipulato quei contratti noti, quello dei sei
elicotteri e quello dei radar e quello del telerilevamento della
mappatura del territorio di Panama, e sostanzialmente il mio ruolo –
prosegue Lavitola – si sarebbe esaurito avendo io un
contratto di un anno… la mia idea era di mettere assieme cinque o
sei contratti di valore intorno ai 100 mila euro…». Il suo sponsor
era il dirigente Paolo Pozzessere “ma incontrai
pure Guarguaglini (presidente
di Finmeccanica fino all’anno scorso, ndr) una volta e tutti quanti
dicevano sì, ma poi non si faceva niente”. A parte la
mediazione (poi sfumata) per la vendita degli elicotteri Agusta a
Panama, che valeva milioni di euro in commissioni per lui, Lavitola
ha rivelato di aver incassato 160 mila euro dalla
controllataTelespazio per
mappature del territorio.
Sulla
mediazione per far incontrare Berlusconi con il generale delle Fiamme
Gialle Spazianteafferma
invece: “Ci incontrammo per parlare della legge e io dissi al
presidente Berlusconi: guardi che, a mio avviso, nel momento in cui
passa la legge per la nomina interna alla Guardia di Finanza, per la
nomina del comandante generale interno alla Guardia di Finanza,
Spaziante potrebbe correre per fare il numero due e non il numero
uno, in quanto per anzianità lui potrebbe fare il vicecomandante,
punto… questo fu la cosa che io dissi a Berlusconi
e Berlusconi sinceramente mi rispose e disse: chi se ne frega,
tanto…”.
I
pm stanno indagando anche sull’uccellino che avrebbe avvertito
Lavitola dell’imminente arresto permettendogli di fuggire
all’estero. Quando gli chiedono: “A lei chi gliel’ha detto che
doveva essere arrestato?” Lavitola replica
un po’ confusamente: “Me l’ha detto una ex collega
di Libero (quando
la notizia dell’inchiesta era già uscita, ndr) mi ha telefonato a
Panama, verso le undici di sera io stavo a Sofia… tutte le agenzie,
io, per la verità, stavo lavorando a un’altra cosa, e prestai poca
attenzione a questa cosa… dopo una sett… lei, questa qua mi
richiama, non mi ricordo, l’agenzia, a me quasi mi piglia un colpo,
e fu poi la sera che io telefonai al presidente Berlusconi, che fu la
telefonata registrata e dissi al presidente:
che devo fare? lo ero ‘incazzatissimo’ per questa cosa qua,
rientro, lui mi disse: vattene in vacanza”.
da
Il Fatto Quotidiano del 9 maggio 2012

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