Storia
e cronistoria della Trattativa Stato-Mafia (parte 2) - Il Fatto della
Settimana
La
ventesima puntata del Fatto della Settimana con Simone Ferrali. Ecco
la descrizione, sotto trovate il video e l'articolo. Se volete
iscrivervi al canale youtube del
Fatto: http://www.youtube.com/user/IlFattoSettimana
La
seconda parte della Trattativa tra Stato e Mafia è quella portata
avanti da Dell'Utri e Berlusconi: il primo era il mediatore tra Cosa
Nostra e il Cavaliere; il secondo accontentava la cosca siciliana,
approvando leggi su leggi ad mafia."
Ecco l'articolo:
La
scorsa settimana ci siamo occupati di quella che viene considerata la
prima parte della Trattativa tra Stato e Mafia (Storia
e cronistoria della Trattativa Stato-Mafia (parte 1)) ,
oggi invece parleremo della seconda, ovvero quella che vede come
protagonisti Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Quest'ultimo,
che aveva assunto un ruolo importante nella prima fase del dialogo
tra Istituzioni e Cosa Nostra diventa fondamentale nella fase
successiva, in quanto agsce per favorire la ricezione delle istanze
mafiose al Cavaliere.
Non
voglio parlare nuovamente dei rapporti del Caimano con la Mafia,
tantomeno della pioggia di liquidità che arrivò dai conti svizzeri
nelle casse della Fininvest nel 1978 e neanche di tutte le leggi ad
mafiam fatte approvare dal Piazzista di Arcore: sarei ripetitivo e
monotono, visto che a tutto ciò gli abbiamo già dedicato un Fatto
della Settimana (Grasso
col vuoto: tutte le leggi ad mafiam di Mr. B.).
Però non posso esimermi dal dire che il Cavaliere ha assecondato le
istanze mafiose ed ha fatto sì che la Trattativa proseguisse.
Dell'Utri
invece è colui che ha appreso dai vari mafiosi le richieste di Cosa
Nostra e le ha girate allo Statista di Arcore. Una
volta arrestato Riina, Provenzano capisce che il braccio destro del
Cavaliere è il mediatore perfetto e alla fine del '93 nega il suo
appoggio a “Sicilia Libera”, per garantire voti e aiuti al
“neonato” Forza Italia, che vede tra i fondatori anche Marcello
Dell'Utri.
Sicilia
Libera è un partito secessionista fondato da Leoluca
Bagarella (che, come avevamo già detto la scorsa volta, è il
cognato di Riina), con l'aiuto di Giovanni Brusca, sotto le direttive
di Totò Riina (che in quel momento è in carcere) e Bernardo
Provenzano. Proprio Brusca, che è un collaboratore di giustizia
fondamentale per il processo sulla Trattativa, ad anni di distanza
afferma che che Forza Italia è il partito che accolse le richieste
mafiose. Un altro pentito invece, Nino Giuffré, aggiunge che per la
prima volta nella sua vita, Bernardo Provenzano si sbilanciò per
appoggiare il partito di Berlusconi. Sempre secondo Giuffré, il boss
mafioso affermò: “Con Dell'Utri siamo in buone mani”, e
da lì in poi Cosa Nostra si mise a lavorare per Forza Italia.
Anche
altri pentiti confermano il ruolo di uomo-cerniera tra Stato e Mafia,
ricoperto dal braccio destro di B.. Uno su tutti è Gaspare Spatuzza
che, al processo Mori-Obinnu (processo sulla Trattativa), ha parlato
di un incontro tenutosi nel 1994 al Bar Donkey di Roma con Giuseppe
Graviano, alla vigilia del programmato, e per fortuna mai
verificato, attentato allo Stadio Olimpico di Roma. Durante
il rendez vous Graviano confessa a Spatuzza che la
Mafia si è messa “il Paese nelle mani”, grazie a
Berlusconi e Dell'Utri. Di lì a poco inizia il do ut des tra
lo Stato canaglia e Cosa Nostra: il primo ammorbidisce le pene per i
mafiosi e riduce gli strumenti a disposizione dei pm per contrastare
i boss; la Mafia invece, tramite il suo leader Provenzano, prima
isola, e poi “consegna (fa arrestare)” allo Stato i
fratelli Graviano (1994), Bagarella (1995) e Brusca (1996),
rappresentanti dell'ala estremista della cosca, favorevole agli
attentati omicidi.
Raggiunto
l'obiettivo di far vincere le elezioni a Forza Italia, inizialmente
Cosa Nostra rimane in contatto con Dell'Utri (che continua ad essere
l'intermediario tra la Mafia e B.) tramite Mangano (l'ex fattore di
Arcore). L'allora manager di Publitalia e l'ex fattore si incotrarono
due volte sul Lago di Como (nella villa di Dell'Utri), nel dicembre
1994. Questi incontri sono stati confessati dal collaboratore di
Giustizia Salvatore Cucuzza, reggente della famiglia Porta Nuova in
accoppiata con Mangano. Il pentito, che è ritenuto attendibile dal
Tribunale di Palermo, nella sua testimonianza ha spiegato
dettagliatamente cosa è avvenuto negli incontri tra il braccio
destro di B. e l'amico Mangano.
Le
sue dichiarazioni sono approfondite anche dal punto di vista
giuridico: si evince quindi che non essendo un fine giurista, ma un
ex mafioso poco preparato in materia, deve avere appreso da qualcuno
queste informazioni. Quel qualcuno è Vittorio Mangano.
Cucuzza
spiega che questi incontri rappresentano la continuazione della
Trattativa: l'ex fattore porta avanti le richieste di Cosa Nostra,
chiedendo che sia attutato un alleggerimento legislativo delle
disposizioni contro la criminalità organizzata. Dell'Utri promette
che entro il gennaio 1995 saranno approvate leggi favorevoli alla
Mafia (il governo Berlusconi I cade poco dopo gli incontri
Dell'Utri-Mangano, quindi non fa in tempo a mantenere le promesse
fatte nei confronti della Mafia. In soccorso di Dell'Utri e B.
arriverà il governo Dini, che riuscirà ad approvare una
regolamentazione in materia favorevole alla Mafia, più di quanto la
Mafia stessa si aspettasse) ed in cambio chiede che Cosa Nostra si
astenga dal compiere omicidi o sequestri di personalità pubbliche di
indiscusso carisma (positivo o negativo che fosse).
Cucuzza
poi racconta che già nel Decreto Biondi (che non verrà poi
convertito in legge, ma che contribuirà a scarcerare 2764 detenuti,
nei sette giorni in cui rimane in vigore) era presente un articolo,
favorevole alla Mafia e fortemente voluto da Gaetano Cinà (mafioso
ed amico di Dell'Utri e Mangano), che modificava gli arresti per
416-bis (concorso esterno in associazione mafiosa); nel testo
definitivo del decreto questo punto viene cancellato, ma è pronto
per essere inserito nel provvedimento di cui parla Dell'Utri a
Mangano, che fra le tante cose prevede lo stop all'arresto automatico
per gli indagati di associazione mafiosa, l'abrogazione dell'articolo
371-bis, l'accorciamento dei tempi della custodia cautelare e molto
altro ancora. Per fortuna il governo cade e non riesce ad approvarlo.
Ma
come è stato scritto dalla procura di Palermo, la seconda parte
della Trattativa ha un inizio, ma non una fine. Non esiste un termine
finale. Quindi il dialogo tra Stato e Mafia va avanti anche negli
anni successivi: la lotta alla Mafia esce dall'agenda dei partiti
politici (non solo da quella di Forza Italia) e ogni tanto si notano
chiari segni di continuazione della Trattativa.
Un
esempio su tutti che spiega le considerazioni appena fatte? Il 12
luglio 2002, la Corte d'assise di Trapani giudica una quarantina di
mafiosi, in contatto con l'aula tramite webcam. In collegamento ci
sono anche Totò Riina da Ascoli e Bagarella da L'Aquila. Con un
“fuori
evento”,
Bagarella prende la parola, rompendo un silenzio secolare, e legge
una dichiarazione spontanea a nome di tutti i detenuti 41-bis del
carcere abruzzese (quindi non solo mafiosi, ma anche n'dranghetisti e
camorristi). Il cognato di Riina dice: “A
nome di tutti i detenuti ristretti presso questa casa circondariale
dell'Aquila, sottoposti all'articolo 41-bis, stanchi di essere
strumentalizzati, umiliati, vessati e usati come merce di scambio
dalle varie forze politiche (notare
bene queste ultime parole, ndr),
intendiamo informare questa Eccellentissima Corte che dal giorno 1°
luglio abbiamo iniziato una protesta civile e pacifica che consiste
nella riduzione dell'aria (delle
ore d'aria, ndr) […] e
del vitto delle battiture sulle grate a tempo. […] Tutto
ciò cesserà nel momento in cui le autorità preposte in modo
attento e serio dedicheranno una più approfondita attenzione alle
problematiche che questo regime carcerario impone e che più volte
sono state esposte le quali da dieci anni […]”.
Nella
stessa giornata, la direttrice del carcere di Ascoli informa la
procura di Palermo, che i detenuti sottoposti all'articolo 41-bis
hanno iniziato lo sciopero della fame. La protesta è capeggiata da
Giovanni Avarello, condannato a undici ergastoli (fra le sue vittime
c'è anche il giudice Livatino), Salvatore Montalto e Domenico
D'Ausilio. Nella stessa nota riservata inviata alla procura di
Palermo seguono i nomi dei mafiosi che hanno promesso omicidi ed
attentati nel caso in cui non fosse addolcito il regime di 41-bis. Le
parole di Bagarella pesano come mattoni: con chi ce l'ha la Mafia?
Chi sono i politici che hanno sedotto e tradito Cosa
Nostra?
Intanto
nelle carceri i mafiosi continuano a ripetere: “Iddu pensa solo
a iddu”. Chi è Iddu? Sarà mica un presidente del Consiglio
che fa di tutto per difendere sé stesso e le sue aziende? Mistero...
Pochi
mesi più tardi, esattamente il 19 dicembre 2002, il Parlamento
approva la legge 279 che trasforma il 41-bis da provvedimento
straordinario, rinviato di sei mesi in sei mesi in via amministrativa
dal Guardasigilli, a provvedimento stabile dell'ordinamento
penitenziario. Senza sapere quello che succederà di lì a poco,
potreste pensare che un governo Berlusconi ha fatto qualcosa contro
la Mafia. Seh, campa cavallo che l'erba cresce (o come dicono dalla
mie parti che la guerra è finita)... Il giorno seguente infatti B.
si scusa subito per l'incidente di percorso, affermando che il
41-bis è un provvedimento necessario, ma risponde ad una “filosofia
illiberale”; d'altra parse si sa, il Cavaliere ha un concetto
di filosofia liberale un po' alternativo. L'uscita di B. rappresenta
l'ennesima genuflessione nei confronti di Cosa Nostra ed è una
giustificazione (ovviamente) non dovuta, ma voluta.
E
non è finita. Dietro la legge 279 c'è l'inghippo, ma questa volta è
ben nascosto, tantoché inizialmente nemmeno i mafiosi se ne
accorgono e il 22 dicembre protestano durante la partita
Palermo-Ascoli (quest'ultima è la squadra della città dove è
detenuto Riina), esponendo uno striscione che recita: “Uniti
contro il 41-bis, Berlusconi dimentica la Sicilia (si
scoprirà che è stato scritto dal figlio di un mafioso condannato al
regime di carcere duro, ndr)”. Da questo striscione si capisce che
il Cavaliere ha promesso qualcosa alla Mafia ed ha un debito nei
confronti di essa. Un debito che in parte si colma grazie alla legge
279, che per colpa di difficoltà interpretative, fa uscire dal
regime di carcere duro 72 boss mafiosi (su 637) in un solo anno. Cosa
Nostra ringrazia.
B.
non è indagato nel processo Mori-Obinnu, ma sicuramente ha giocato
un ruolo fondamentale nella seconda parte della Trattativa: ha
assecondato le richieste di Cosa Nostra; non ha denunciato le
intromissioni mafiose; si è tenuto a fianco (e continua a tenerselo
ben stretto) Marcello Dell'Utri, ed ha portato in Parlamento anche
altri mafiosi e coschisti vari. E pensare che una volta disse:
“Rapporti con la Mafia ne ho avuti una volta soltanto, vent'anni
fa, quando tentarono di rapire mio figlio Piersilvio”.
Comunque,
per capire che B. non è tanto lontano dalla Mafia, non importa
vedere cosa hanno fatto i suoi governi...basta lasciarlo parlare. Nel
2003, il Cavaliere si espresse nel seguente modo: “I magistrati
sono doppiamente pazzi. Prima perché lo sono politicamente, e
secondo sono matti comunque: per fare quel lavoro devi essere
mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno
quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto
della razza umana”. Frasi che in un Paese normale avrebbero
messo in croce il presidente del Consiglio, soprattutto se qualcuno
avesse notato la loro somiglianza, con le parole pronunciate 14 anni
prima da Luciano Liggio, killer e boss, durante un intervista
rilasciata ad Enzo Biagi: “Quando il giudice mi ha interrogato,
mi sono accorto che mi trovavo di fronte a un ammalato. Se dietro a
varie scrivanie dello Stato ci sono degli psicotici la colpa non è
mia. Perché non fanno delle visite adeguate a questa gente, prima di
affidare loro un ufficio?”. Adesso rileggete sia le
dichiarazioni di Berlusconi, sia quelle di Liggio, dopodiché trovate
differenze. Se proprio non ci riuscite, cercate le somiglianze...
di Simone
Ferrali




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