ULTIMA ORA Adnkronos

giovedì 31 maggio 2012

Grillo: “Basta con il reato di vilipendio al presidente. Norma fascista” – Il Fatto Quotidiano

Casta, deputato ripreso mentre dorme e gli onorevoli si scagliano contro il reporter




Nel corso della seduta parlamentare del 30 maggio, il deputato Aldo Di Biagio (Fli) solleva un problema di “straordinaria gravità”: “Un giornalista ha immortalato un parlamentare mentre con gli occhi chiusi era seduto su un divano in un momento di riflessione”. L’onorevole fotografato mentre schiacciava un pisolino è Deodato Scanderebech, altresì noto per i suoi frenetici passaggi da Forza Italia all’Udc al Pdl fino a Fli (dopo un breve ritorno nell’Udc), ma anche per aver creato due anni fa una lista per supportare il leghista Roberto Cota in Piemonte con l’aiuto di Pippo Franco e di un jingle rap. Con nobile generosità, Di Biagio esprime vicinanza al collega, accusa gli utenti dei social network di aver ingiustamente investito di minacce ed insulti Scanderebech, stigmatizza l’”antipolitica” e chiede provvedimenti esemplari contro il giornalista, reo del fattaccio. Perché, sostiene Di Biagio, “sappiamo bene che in questo dato momento sociale, contaminato da una galoppante antipolitica, eventi come questi – afferma – rischiano di alimentare riflessi drammatici. Il linciaggio mediatico portato avanti da un giornalista di discussa professionalità – continua – rappresenta un elemento da condannare”. E indirizza il suo “j’accuse” contro certi giornalisti che attentano all’incolumità dei politici: “Vi sono giornalisti, i cosiddetti ‘uomini di informazione’, privi di alcuna morale, forse alimentati da chissà quale altra virtù” 
di Gisella Ruccia da IL Fatto Quotidiano

Adesso voterò solo.............


Con i circa 16 miliardi di euro per acquistare degli F-35 quante famiglie e quante imprese si possono salvare ?









Con i circa 16 miliardi di euro per acquistare degli F-35


quante famiglie e quante imprese si possono salvare ?

Io dico tutte le imprese e famiglie italiane e non solo 



quelle dell' Emilia.

Una parata sobria


Una parata sobria

di Silvio Di Giorgio | 31 maggio 2012

Nessun annullamento, Napolitano è stato chiaro: “Dobbiamo vincere il dolore, la Repubblica deve dare conferma della sua vitalità e dimostrare che riesce a sperperare denaro pubblico anche nei momenti di difficoltà. Tutti sanno farlo quando le cose vanno bene, ma solo uno Stato solido ne è capace quando i morti sono ancora caldi”.

La cerimonia del 2 giugno sarà però un evento sobrio, all’insegna dell’austerity. Le frecce tricolori rilasceranno in cielo colori più economici. Niente bianco rosso e verde, ma solo un verde ufficio che rispecchia anche più efficacemente la situazione economica del Paese.

Secondo indiscrezioni, al posto dell’esercito italiano marcerà l’esercito cinese, che offre un maggior numero di passi ad un costo decisamente inferiore. E poi i bambini indossano divise più piccole, con meno stoffa.

Solidarietà alle famiglie colpite è stata espressa da parte del Santo Padre, ma solo dopo il sacrificio di otto agnelli vergini come ringraziamento agli dei: giusto un cataclisma poteva far passare in secondo piano gli scandali del Vaticano.

Invece di spendere inutilmente denaro pubblico per mettere in sicurezza un territorio più instabile della panchina del Palermo, lo Stato stanzierà circa 16 miliardi di euro per acquistare degli F-35, efficacissimi nella lotta ai terremoti.

In Giappone ci sono scosse di magnitudo e frequenza maggiore rispetto all’Italia, ma i danni sono praticamente inesistenti poiché i loro soldi statali sono stati destinati fin da subito allo sviluppo e all’applicazione di tecnologie antisismiche. Loro non credono nell’efficacia antisismica degli aerei da guerra.

La verità è che sappiamo solo criticare. E poi il terremoto ha già fatto saltare Italia-Lussemburgo, vogliamo dargli vinta pure questa?

Va infine registrato lo sgomento e l’incredulità della Fornero alla notizia degli otto operai morti mentre lavoravano: “Ma come, otto operai avevano ancora un lavoro?”
da IL Fatto Quotidiano

Il gruppo Rai 5 Stelle è una balla



Il gruppo Rai 5 Stelle è una balla











Da giorni si cita un fantomatico gruppo Rai 5 


Stelle. Non è mai stato autorizzato nessuno in


 Rai 


a usare il simbolo 5 Stelle. Chi riporta queste 


notizie avrebbe almeno il dovere di verificarle.


 Il simbolo del MoVimento 5 Stelle può essere 


richiesto dalle liste che si presentano nei 


comuni


 e nelle Regioni seguendo le regole presenti nel 


sito del MoVimento 5 Stelle. È chiaro che per 


salire sul carro o per generare confusione si 


moltiplichi l'uso farlocco del simbolo M5S. Prego


 tutti gli attivisti sul territorio a comunicare allo


 staff alla mail "Segnala l'uso non autorizzato


 del logo" eventuali abusi. Chi oggi può 


utilizzare il simbolo è presente nella lista del


 portale. Diffidare delle imitazioni e di chi spara 


balle.

martedì 29 maggio 2012

ESCLUSIVO: Il terremoto è dovuto alle trivellazioni petrolifere? Guarda le mappe


Terremoti in Emilia: colpa del fracking? NO

di Debora Billi
Non confondiamo il fracking con le perforazioni: entrambi possono causare sismi, ma il primo in Italia non è praticato, le seconde si.






Chiariamo: il fracking in Europa non è ancora praticato, se non a livello esplorativo geologico, e in molti Paesi del tutto vietatoSolo in Polonia si è avviata attività estrattiva. Ne consegue che non è possibile che alcun terremoto in Italia sia causato dal fracking. Il fracking può causare fenomeni sismici, come ricordato appunto nell'articolo di cui sopra, ma in Italia al momento ciò non può verificarsi.
Non bisogna confondere invece il fracking con le perforazioni. Il fracking è una tecnica nuova che consente di estrarre petrolio e gas da determinate rocce; le perforazioni, i pozzi esplorativi, le prospezioni fanno invece parte dell'attività estrattiva tradizionale, praticata da sempre anche in Italia.
Perforazioni ed estrazione sono anch'essi imputati dicausare eventi sismici in certe condizioni. Potete guardarei video di Maria Rita D'Orsogna, fisico del CalTech, che è forse la maggiore esperta italiana del campo. Vi chiarirà un po' le idee. E' possibile che tali attività siano coinvolte nei sismi in Emilia? Si, è possibile, anche se al momento non ancora dimostrabile.
Mi auguro di aver fatto un po' di chiarezza.



ESCLUSIVA NOCENSURA.COM
Senza volere accostare per forza l’evento sismico alle trivellazioni petrolifere – le risposte le devono dare gli esperti, noi ci limitiamo a evidenziare i fatti e porre, semmai DOMANDE – vogliamo farvi notare come le zone più colpite dal sisma abbiamo una certa corrispondenza con alcune zone sottoposte a trivellazioni petrolifere. Dal 2010 una società petrolifera americana è stata autorizzata a trivellare in Emilia Romagna.
Il sisma può essere stato causato dalle attività di trivellazione ed estrazione petrolifera?
E’ quello che si chiedono i cittadini Annabella Luxia Dal Canto e Gilles Madrigali che ci hanno segnalato la questione… (grazie ragazzi, e complimenti per aver notato la questione ) Da notare che le zone colpite dal terremoto non siano considerate “ad elevato rischio sismico” e non si registravano episodi di questa entità da svariate centinaia di anni…
ell’immagine in alto: le zone sottoposte trivellazione. (immagine proveniente dal sito della compagnia 

Nell’immagine in basso: le zone colpite dal sisma.(immagine proveniente dal sito http://www.portaleabruzzo.com/nav/TerremotiMap_IT.asp






PS: che le trivellazioni petrolifere – svuotando e modificando il sottosuolo – POSSONO provocare terremoti, è SICURO. (vedihttp://www.olambientalista.it/petrolio-e-rischio-sisma/Ovviamente non è detto che l’evento in Emilia Romagna sia collegato, ma CHIEDERE LUMI è lecito.
staff nocensura.com


EX Ministro 

Paolo Romani lei che ha dato le licenze e i permessi per le società americane di operare nel territorio credo debba delle spiegazioni , o sbaglio ?







Cosa succede in Emilia Romagna ?


Terremoto, le immagini di Cavezzo dove quasi tutto è crollato


Terremoto da 5.8 gradi in Emiliabr /Crollano capannoni industriali: 3 morti

Terremoto da 5.8 gradi in Emiliabr /
Crollano capannoni industriali: 3 morti
: BOLOGNA - La terra trema ancora in Emilia, e questa volta la scossa, di magnitudo 5.8, ha seminato...

lunedì 28 maggio 2012

IL Futuro delle stragi


Noi italiani cosa siamo ?


A Lamezia Terme se si chiude il Tribunale sparisce lo Stato e le cosche festeggiano



Guardie o ladri di Roberto Galullo

A Lamezia Terme se si chiude il Tribunale sparisce lo Stato e le cosche festeggiano

Questo mio articolo è stato pubblicato la scorsa settimana sul Sole-24 Ore. Lo ripropongo per quanti non hanno potuto leggerlo sul quotidiano

Sasso, forbice, carta: mai come al Tribunale di Lamezia Terme (Catanzaro) si addice il gioco della morra cinese.

Il sasso è quello che ha gettato il Governo nello stagno dei Tribunali cosiddetti “minori” con la legge 148/2011. La forbice è quella che dovrebbe tagliarli (il numero presunto, sulla base di alcuni criteri, è di 37) e la carta è la lista che Esecutivo e ministeri della Giustizia e dell’Interno stanno analizzando prima di procedere ad una sforbiciata che è sacrosanta al fine di migliorare efficienza, efficacia e risparmiare sui costi. “Non è possibile che in Piemonte ci sia un Tribunale ogni 20 Km di autostrada – denuncia il pm calabrese Nicola Gratteri – e che al sud ci siano Ttribunali che curano 27 fascicoli all’anno”.

Nella lista c’è (ci sarebbe) anche Lamezia Terme e agli avvocati e al Csm appare un azzardo eliminare il presidio giudiziario. Non è un caso, dunque, che in questi giorni fervano le trattative per indurre il Governo a depennare dall’elenco il Tribunale della terza città per numero di abitanti della Calabria (71mila). Il pesantissimo carico giudiziario ricadrebbe in gran parte sugli uffici di Catanzaro, già oberati da una mole di lavoro straordinaria.

Il primo a muoversi è stato il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Lamezia attraverso una lunga analisi firmata dal presidente Gianfranco Barbieri che ricorda come Lamezia conti circa 60 omicidi all’anno, abbia ben sei cosche conclamate e sia la seconda città, dopo Milano, per numero di beni sequestrati. I criteri di soppressione previsti, si legge nella lettera dell’8 maggio spedita al Governo, non prendono in considerazione proprio il “tasso di criminalità organizzata, il cui impatto è pervasivo, con il rischio di un ulteriore aggravamento con la soppressione del presidio giudiziario”. E’ vero che i fascicoli targati “criminalità organizzata” passano comunque alla competenza della Dda di Catanzaro ma è anche vero, dice Barbieri, “che comunque partono da Lamezia e che il resto dei reati commessi nell’area è (quasi) sempre e comunque riconducibile alle cosche” che qui fanno il bello e il cattivo tempo. Oltretutto gli altri Tribunali “minori” impegnati direttamente nel contrasto al crimine organizzato – da Locri a Palmi passando per Marsala, Gela, Nola, Torre Annunziata, Nocera Inferiore e Barcellona Pozzo di Gotto – sono (sembrano) tutti al riparo dalla forbice.

Va sottolineato che per l’ex capo della Procura della Repubblica di Lamezia, Salvatore Vitello, ora nell’ufficio di Gabinetto del ministro della Giustizia Paola Severino, in città “gli ‘ndranghetisti sono almeno tremila e ci sono famiglie mafiose con almeno 200 consanguinei”. A queste stime della Procura vanno aggiunte 10mila persone organiche alla zona grigia: professionisti, amministratori e funzionari pubblici collusi e imprenditori o commercianti prestanome. “In poche parole – dichiarò Vitello – circa il 18% dei residenti vive direttamente o indirettamente a braccetto delle cosche” (si veda il Sole-24 Ore del 24 giugno 2011).

Al di là del tasso di presenza mafiosa, c’è un altro aspetto che rischia di complicare la scelta, visto che nel ‘94 (e successivamente in una relazione sullo stato della giustizia spedita al Parlamento nel ’96) una risoluzione ed una conseguente determinazione del Consiglio superiore della magistratura (Csm) dichiararono “insopprimibili, tra le sedi infraprovinciali, in quanto collocati in zone ad alto tasso di criminalità organizzata” alcuni tribunali tra i quali proprio Lamezia Terme (tutti gli altri non correrebbero, come scritto, rischi).

Le diplomazie lametine e romane stanno muovendo i propri pedoni sulle scacchiere, nella speranza che l’unica a ricevere scacco matto sia la ‘ndrangheta che, mai come in questo momento, sta sperando che il Tribunale venga soppresso.

r.galullo@ilsole24ore.com

venerdì 25 maggio 2012

Politici e frequentazioni mafiose (Marco Travaglio Servizio Pubblico )


TUTTI DEVONO SAPERE I NOMI DEI 94 SENATORI CHE HANNO VOTATO CONTRO I TAGLI ALLE PENSIONI D'ORO

TUTTI DEVONO SAPERE I NOMI DEI 94 SENATORI CHE 


HANNO VOTATO CONTRO I TAGLI ALLE PENSIONI 


D'ORO


      
                                                    cliccare l' immagine per ingrandirla

Vogliamo fare un ragionamento sugli uomini delle scorte e auto blindate ?





Vogliamo fare un ragionamento sugli uomini
delle scorte e auto blindate ?
Secondo il sindacato dei lavoratori di polizia Silp-Cgil, in Italia viene fornito un servizio quotidiano di scorta almeno a 1.500 persone. Si parla di una spesa attorno ai 250 milioni di euro l'anno, anche se è una cifra approssimata per difetto perché non tiene conto dei soldi sborsati per l'acquisto delle auto blindate. (€.14.400,000 media)
In linea di massima, si può parlare di 700-800 automobili dal costo oscillante tra i 120 e i 180 mila euro ciascuna.
Gli uomini impegnati in questo lavoro ogni giorno sono circa 2.500, divisi tra polizia di Stato, carabinieri, guardia di Finanza, polizia penitenziaria e servizi segreti, senza contare gli operatori delle polizie municipali e provinciali assegnati alla scorta di numerosi sindaci.
STIME AL RIBASSO. Secondo un altro sindacato, il Siap, questa stima sarebbe fortemente al ribasso, in quanto gli agenti destinati a questi servizi sarebbero circa 4 mila.
Claudio Giardullo, segretario nazionale del sindacato Silp-Cgil, spiega che «l'assegnazione della scorta avviene attraverso una valutazione della gravità e dell'attualità del rischio e non v'è dubbio che, quando l'assegnazione avviene, una necessità esiste. Ma il vero problema riguarda la revoca, ovvero il momento in cui il rischio cessa e si dovrebbe procedere all'interruzione del servizio».
A questo punto interviene «un meccanismo di resistenza da parte della persona scortata e dell'istituzione alla quale essa appartiene, così spesso si prosegue in un servizio che non ha più ragione di esistere». Un esempio per tutti vedi “Sgarbi”. E qui cominciano gli sprechi.
E mettiamo in evidenza che non sono stati calcolati i costi di carburanti e manutenzione di auto e/o vari tagliandi (tutte auto nuove) E si capisce il non possibile controllo consumi da questa foto emblematica allegata .




Lo vogliamo capire che se varie mafie organizzate se vogliono fare fuori un politico non hanno problemi si o no ?
Resta l' azione di un pazzo ma quello essendo pazzo colpisce dove capita perciò sono d' accordo per le scorte a chi deve condannare mafiosi e delinquenti comuni , chi deve promulgare leggi impopolari e non gradite , perciò lasciamole ai magistrati che si occupano di mafie e affini alle 3 cariche dello stato e ai ministri con portafoglio gli altri si arrangino per conto loro omagari con il loro partito di appartenenza, ma per favore non sianopiù sulle spalle nostre anche per andare a prendere i figli a scuola o andare dal parrucchiere e quasi sempre andare a fare la spesa con la scorta ( fa molto scic ! )
alla faccia di chi deve spaccarsi il cervello per fare quadrare la giornata per lui e per la sua famiglia.
Questo sarebbe un referendum da fare subito.
Saluti


martedì 22 maggio 2012

Concita De Gregorio: ''L'Italia chiede facce nuove''


Alemanno, ritorno al medioevo – Il Fatto Quotidiano

Esclusivo – Brindisi, i vicini del sospettato: “E’ esperto di elettronica e ha un braccio offeso”


Esclusivo – Brindisi, i vicini del sospettato: “E’ esperto di elettronica e ha un braccio offeso”


“Il signor Strada ripara radio e tv e con l’elettronica è bravissimo”. A parlare all’inviato del Fatto Antonio Massari è uno dei vicini di casa di Claudio Strada, l’uomo sospettato di essere l’attentatore di Brindisi. “Ha anche un braccio offeso – continua – fin dalla nascita è un tipo pacifico, ma la corporatura assomiglia a quella del video delle telecamere di sorveglianza, ma sul viso non poso dire nulla” e ancora “è un tipo solitario questo sì, ma con quel braccio gli sarebbe stato difficile portare le bombole, comunque – conclude – non lo vediamo dalle 10,30 – 11 di venerdì mattina” di Antonio Massari
21 maggio 2012 da IL Fatto Quotidiano


Esclusivo – Brindisi, i vicini del presunto killer: “Non lo vediamo da venerdì”





“Non vediamo Claudio Strada da venerdì”. A dichiararlo sono i vicini di casa del palazzo di via Paolo Uccello rione Sant’Elia di Brindisi. Dove gli inquirenti avrebbero individuato il presunto attentatore all’Istituto Morvillo – Falcone. La persona si chiama Claudio Strada e il fratello, Marcello, è in queste ore interrogato in Questura. Secondo quanto rivelato dal sito Oggi.it la persona ricercata è un tecnico tv coniugato con una donna dell’Est e avrebbe un braccio offeso. L’uomo sarebbe riuscito però a scappare. I vicini aggiungono al cronista del Fatto Quotidiano: “Secondo noi però non è Claudio Strada l’uomo ripreso dalle telecamere di sorveglianza sul posto dell’attentato” di Antoni Massari da IL Fatto Quotidiano

lunedì 21 maggio 2012

Goldman Sachs, parla un altro ex dipendente – Il Fatto Quotidiano

Continuano le scosse, paura in Emilia. Nella notte sette morti, tremila gli sfollati


   Continuano le scosse, paura in Emilia. Nella notte sette morti, tremila gli sfollati







ROMA - Notte di scosse di assestamento e pioggia per l'Emilia, sconvolta da un terremoto che ha provocato sette morti e almeno 3mila sfollati. Il premier Mario Monti,ieri a Chicago per il summit della Nato dopo il G8 di Camp David, intanto sta per rientrare in Italia prima del previsto per affrontare da vicino l'emergenza. 


La terra ha tremato ancora in provincia di Modena e Ferrara, sotto le macerie delle centinaia di chiese, torri, campanili, case, edifici rurali, capannoni industriali e municipi che sono crollati per la scossa da 5.9 di magnitudo che ha squassato l'Emilia ieri mattina alle 4.04, provocando 7 morti. 


I soccorsi. Il maltempo e le temperature che a Modena e a Ferrara sono scese fino a 12 gradi non hanno aiutato gli sfollati e non aiuteranno gli uomini della Protezione civile, i Carabinieri, i vigili del fuoco e le altre forze dell'ordine che si stanno occupando incessantemente di mettere in sicurezza i cittadini nelle aree più colpite, allestendo tende, cucine da campo e punti di accoglienza. Tra i paesi più in difficoltà ci sono Sant'Agostino, nel ferrarese, e Finale Emilia, piccolo comune modenese il cui centro storico è stato letteralmente raso al suolo. Ma in tutta la campagna emiliana gli edifici più vecchi si sono sbriciolati, trasformandosi in cumuli di mattoni.


Tremila sfollati. La priorità ora è offrire un riparo, cibo, acqua e assistenza ai circa 3 mila sfollati che non possono tornare nelle loro abitazioni perchè crollate o dichiarate inagibili. Secondo i primi calcoli almeno 900 le persone che stanotte hanno dormito fuori casa. Circa 400 le persone residenti in alcuni comuni della Bassa modenese che hanno dormito in tre alberghi di Modena, grazie alla solidarietà e alla collaborazione della Feralberghi modenese. Molti quelli che nelle città hanno dormito in auto per strada, mossi anche dalla paura rinnovata dal cosiddetto sciame di assestamento.


Notte tranquilla. Notte tranquilla intanto nel Basso mantovano, dopo le forti scosse di terremoto. La terra ha continuato a tremare anche se con minore intensità. Nel centro di raccolta allestito nella palestra di Moglia dove sono sfollate più di un centinaio di persone, la gente ha trascorso la notte e affronta una nuova giornata di sofferenza. Intanto il maltempo, con forti raffiche di vento e pioggia battente sta mettendo a dura prova gli edifici con i tetti lesionati, soprattutto le tante chiese che hanno subito ingenti danni.


Nuove scosse. Sono state 24 le repliche del terremoto nella pianura emiliana registrate finora a partire dalla mezzanotte. Di queste, quattro hanno avuto una magnitudo superiore a 3. L'andamento è quello atteso dopo un sisma di magnitudo 5,9, come quello che ieri ha scosso il ferrarese, rilevano gli esperti della sala sismica dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Delle repliche di magnitudo superiore a 3, la prima (magnitudo 3,6) è avvenuta alle 00,45. A breve distanza (alle 1,04), è stata registrata la replica più violenta, di magnitudo 3,7, seguita alle 3,03 da una scossa di magnitudo 3,5 e alle 4,35 da una scossa di magnitudo 3,1. La maggior parte delle scosse finora registrate ha una magnitudo compresa fra 2 e 3. Gradualmente, quindi, l'intensità delle repliche si va riducendo ma, osservano i sismologi, «non si può escludere che possano verificarsi altre forti scosse».

domenica 20 maggio 2012

Questa Italia !



                                               Cliccate le foto, si ingrandiranno

Mi prendo questo impegno


Strage di Brindisi, una delle piste porta alla “trattativa bis” tra Stato e mafia – Il Fatto Quotidiano

Strage di Brindisi, una delle piste porta alla “trattativa bis” tra Stato e mafia – Il Fatto Quotidiano


Tra le ipotesi aperte, gli investigatori prendono in considerazione un messaggio di Cosa nostra, forse in "collaborazione" con la Sacra corona unita. Tra gli elementi, le simbologie legate a Falcone, ma anche il controverso "tentato suicidio" di Bernardo Provenzano e le dichiarazioni di suo figlio Angelo a Servizio pubblico: "Violenza genera violenza"








sabato 19 maggio 2012

Associazione di stampo mafioso Sedici arresti a Mesagne Prov. di Brindisi/nomi









Associazione di stampo mafioso

Sedici arresti a Mesagne Prov. di 



Brindisi/nomi

BRINDISI - Si chiama Die Hard l'imponente operazione della Polizia di Stato della questura di Brindisi che si svolge in queste ore per eseguire un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 16 presunti aderenti a clan, in particolare nel territorio di Mesagne. 
Nel provvedimento - emesso dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Lecce, su richiesta dei pubblici ministeri della distrettuale antimafia salentina - si contestano i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione consumata e tentata, porto e detenzione illegale di arma da sparo, danneggiamento aggravato e incendio aggravato. Nelle fasi esecutive dell'operazione - che avvengono sotto la direzione del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato - sono impegnati circa 100 agenti della Squadra mobile brindisina, del commissariato di Mesagne e del Reparto prevenzione crimine, con l'impiego di unità cinofile. Le indagini - coordinate dal capo della squadra mobile brindisina Francesco Barnaba, e svolte dagli agenti della mobile e del commissariato di Mesagne - hanno consentito, secondo gli investigatori, di delineare i nuovi assetti della criminalità organizzata, individuando gli attuali referenti sul territorio. Oltre agli arresti sono in corso numerose perquisizioni domiciliari. 


I nomi

Massimo Pasimeni (alias piccolo dente), Mesagne, 42 anni, 
Rosario Capodieci, Mesagne, 33 anni; 
Ivan Carriero, Mesagne, 29 anni, 
Antonio Centonze, Brindisi, 43 anni; 
Nicola Destino, Mesagne, 23 anni, 
Francesco Gravina (Chicco Pizzaleo) Mesagne, 53 anni, 
Francesco Gravina (Gabibbo), 33 anni, 
Cosimo Giovanni Guarini, Mesagne, 34 anni,
Giovanni Longo, Mesagne, 38 anni, 
Tobia Parisi, Mesagne, 30 anni, 
Alessandro Perez, Mesagne, 23 anni, 
Marco Petrachi, Brindisi, 24 anni, 
Marcello Romano, Mesagne, 34 anni, 
Vito Strano, Mesagne, 33 anni, 
Giuseppe Stranieri, Mesagne, 39 anni, 
Vincenzo Solazzo, alias Pidecchia, Mesagne, 40 anni.

Mercoledì 09 Maggio 2012 - 11:44
da Nuovo Quotidiano di Puglia

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Questo è successo mercoledì 9 maggio
Iniziamo a fare parlare gli arrestati, e poi le loro famiglie e per favore SVEGLIA!!!! I nomi sono pubblicati dal giornale . Fate girare

340,75. Gli europeisti lo considerano il n. dell'infamia. Mentre The economist lancia un allarme generale, smentendo Mario Monti.


340,75. Gli europeisti lo considerano il n. dell'infamia. Mentre The economist lancia un allarme generale, smentendo Mario Monti.

 di Sergio Di Cori Modigliani





 Giornata davvero succosa, dal punto di vista dell’informazione. Estremamente importante per cercare, quantomeno tentare, di comprendere come stanno organizzando il sistema di comunicazione mediatica mainstream, il cui duplice fine dichiarato deve essere molto chiaro a tutti: A). Salvare le banche, garantire l’uscita di sicurezza più veloce e indolore all’oligarchia finanziaria a costo di devastare l’intera Europa dei popoli e delle esistenze; B) Disinformare la gente creando confusione, contraddizione, paura, con lo scopo che nessuno venga a sapere che cosa “esattamente” stanno facendo. E’ prassi normale in una qualunque guerra: confondere il nemico. Ed è bene, oggi, chiarire che il nemico, per loro, siamo noi. I cittadini d’Europa. Tutto ciò, per riconfermare il principio (che sembra paradossale ma non lo è) che davvero abbiamo il potere in mano ma non lo sappiamo. Se non fosse così, non tenterebbero di seminare discordia, di confondere, di non farci sapere. Starebbero zitti e non direbbero nulla. E invece, hanno paura. A farla da padrone è il Ragionier Vanesio. Ormai in preda a un delirio egomaniacale, consapevole di essere stato già spinto nell’anticamera del licenziamento (giusta causa) per incompetenza tecnica, inefficienza, incapacità caratteriale, e personalità fiacca, non si rende conto –come tutti gli ego-mitòmani- che tanto più parla, commenta, annuncia, tanto più smaschera i giochi ai quali partecipa, e nel disinformare, ci informa. Ma veniamo alle notizie secche del giorno, diverse e tutte interconnesse. 1). La prima è splendidamente positiva per tutti noi: si è spaccata la compattezza dell’oligarchia finanziaria planetaria. C’è una fiammella di speranza. Per i soldi, va da sé, mica per le idee o per questioni di principio. C’è chi non ci sta a rimetterci qualche centinaio di miliardi di euro e quindi scàlpita, vuole vendere cara la pelle, minaccia di “fare quello che mi conviene e basta”. E’ l’effetto di quello che io chiamo “boomerang etico”: avendo costruito a tavolino una società complessa dove ogni singolo aspetto viene quantificato, monetizzato, e la gestione finanziaria ha preso il sopravvento su quella economica, politica ed esistenziale, in presenza di un gigantesco guadagno o di una gigantesca perdita saltano tutti i parametri, perché a nessuno degli attori del Potere interessa un fico secco dell’esistenza dell’euro, dell’Europa, dell’occidente, delle persone, del presente, del futuro, dei governi. Nicht. Interessa soltanto chi ci guadagna e quanto. E’ un po’ come doveva essere a Berlino nel febbraio del 1945, quando lo zoccolo duro intorno a Hitler pensava ancora di farcela ma non si rendeva conto che non funzionava più la mitologia manipolatoria che loro stessi avevano inventato per ipnotizzare la gente: alla fine erano diventati davvero tutti nazisti e quindi “che vinca il più forte, il più efferato, il più abile”. In condizione di totale emergenza, la società che LORO stessi hanno voluto costruire si ritorce contro di loro. Perché l’avidità prende il sopravvento sulla razionalità, e il calcolo si sostituisce al buon senso. 2). La rete (qui sempre intesa come libera web di scambio) li sta avviluppando a una tale velocità per cui non riescono più ad andargli appresso e ogni loro dichiarazione viene immediatamente amplificata, decrittata, decifrata e destrutturata, smascherando i loro squallidi giochi strategici. Ieri è avvenuto due volte, oggi pure. Stanno tutti alzando il tiro. C’è addirittura l’ipotesi (augurabile) che comincino a prendersi a pistolettate tra di loro. Questa mattina, infatti, un esponente di spicco della classe politica europea, un belga del partito liberale fiammingo locale, nonché commissario con poteri straordinari al commercio nella comunità europea, messo alle strette dal lavoro portato avanti da noi bloggers che da ieri pompavamo raccontando la verità dietro l’incontro tra Hollande e la Merkel (si sono visti per decidere come gestire la task force d’emergenza per affrontare rivolte sociali nel continente) ha dichiarato “ufficialmente” alle ore 9.45: “La BCE, l’Unione Europea e il Consiglio d’Europa stanno valutando l’applicazione e l’esecuzione di uno scenario di emergenza per gestire l’impatto socio-economico dell’imminente possibile uscita della Grecia dall’euro e dall’Europa”. Il politico si chiama Karl De Gucht. Quindi, ha confermato (grazie al semaforo verde dell’inedito asse Hollande-Obama-Cameron con appoggio fiancheggiatore del piccolo Sudamerica) che era vero. Sono andati tutti nel pallone. Subito. Il Ragionier Vanesio è sceso in pista dichiarando “ufficialmente” la posizione europea (ma chi lo ha autorizzato dato che in Europa, un commissario del commercio conta più di un modesto presidente del consiglio non eletto? Lui “ufficialmente” non ha nessuna delega per rappresentare l’Europa) e così, alzataccia furiosa e via con la smentita alle ore 7.30 del mattino, appena appena sbarcato in Usa, addirittura dall’aereoporto “non ci risulta affatto che la situazione sia quella presentata e rappresentata dal commissario europeo de Gucht, non c’è affatto nessun dispositivo in atto, non c’è nessuno scenario di emergenza, e la situazione è perfettamente sotto controllo, tant’è vero che il palinsesto della riunione dei G8 che io stesso aprirò alla discussione, avrà come tema di sereno confronto le modalità più logiche ed efficaci per superare il guado di questo delicato momento”. De Gucht, va da sé, ha protestato, avvalendosi della propria carica, rincarando la dose “è mio còmpito coinvolgere l’intero consiglio d’Europa in presenza di una situazione che può provocare inattesi quanto complessi scenari di assoluta emergenza negli scambi commerciali immediati all’interno dell’Unione Europea: è il mio lavoro”. E’ chiaro, quindi, che lo schieramento è il seguente: da una parte Hollande-Obama-Cameron, dall’altra Merkel-Monti che insieme fanno davvero una forte potenza economica: esattamente com’era nel giugno del 1940. Non è cambiato nulla. Karl de Gucht non è un tipo simpatico. A me lo sta diventando. E’ odiato da tutti. L’hanno odiato gli ebrei che hanno protestato accusandolo di anti-semitismo, perché qualche mese fa ha accusato esponenti della lobby ebraica finanziaria all’interno di Goldman Sachs, J.P.Morgan, e Rothschild Bank. Ci furono scontri poderosi. Richiesto di fornire scuse affinchè si spargesse la cenere in tesa, si è rifiutato. Immediatamente si è presentato Hamas a sostenerlo, saltando sul cavallo in funzione anti-sionista, con la pretesa di spingere il Consiglio d’Europa a sanzioni contro Israele. Ma l’antisemita pro-palestinese de Gucht, invece, ha attaccato Hamas dichiarando che le fondazioni finanziarie dell’Arabia Saudita, dell’Oman, del Qatar, di Abu Dabi (finanziatori di Hamas) sedevano allo stesso tavolo e gestivano insieme “gli stessi fondi dei derivati che stanno strozzando l’economia”, quindi che Hamas stesse zitto. Risultato: israeliani e palestinesi in silenzio spariti nel nulla. Un mese dopo questa zuffa, il nostro baldo de Gucht dichiara che “abbiamo un serio problema di legittimità politica in Congo (ndr. ex colonia belga) e l’Unione Europea deve intervenire se vuole salvaguardare lo spirito di commercio libero delle nostre merci in Europa affrontando il problema della corruzione governativa in quei paesi dove potenze economiche extra-comunitarie sobillano gli africani in funzione anti-europea”. Questa volta ad irritarsi è la Cina, la quale reagisce in modo cinese: subdolo, sotterraneo, clandestino, facendo abboccare la stragrande maggioranza dei cretini della sinistra europea. De Gucht viene identificato come “un fascista, colonialista razzista il cui fine consiste nel riaffermare il diritto del Belgio sulla libera democrazia del Congo voluta dal popolo che ha combattuto”. Finisce nella bufera di nuovo, ma lui tiene duro e mette a segno davvero un gran bel colpo. Guarda caso, proprio mentre era al centro della bufera, l’interpol scopre a Rotterdam quattordici container provenienti dalla Cina via Brazzaville, pieni di tonnellate di abiti firmati dei grandi stilisti italiani, francesi, profumi, scarpe, pellicce, (tutta merce contraffatta) per un valore commerciale di circa 2 miliardi di euro che stavano vendendo a un clan della criminalità organizzata, un inèdito pool a forma di joint venture di mafia marsigliese, ‘ndrangheta calabrese e mafia russa. 50 persone arrestate, i container distrutti con tutta la merce bruciata davanti a un notaio europeo alla tivvù belga e olandese, dove si è infiammato lo spirito anti-cinese e anti-Merkel. Per il momento il nostro baldo de Gucht riconferma lo stato d’emergenza in Europa. Il nostro ragionier vanesio nega. E intanto de Gucht diffonde “il numero magico”, trasformato dai bloggers indipendenti europei pro-Europa nel “numero dell’infamia”. Ciascuno pensi ciò che vuole. 3). 340,75. Questo è il numero. Ma non è un numero qualunque. E’ la cifra che la BCE ha stabilito sarà il controvalore della dracma contro euro a partire dal prossimo 2 luglio 2012. Durerà dieci giorni. La moneta, infatti, verrà immediatamente svalutata e ai primi di agosto il cambio sarà 600. Si stanno già costituendo diverse società immobiliari che già pregustano il fatto di presentarsi quest’estate in Grecia, da veri cannibali signorilmente attrezzati, per acquistare case, ville, interi palazzi in luoghi ameni a quattro lire quattro vere, tenerli chiusi sbarrati per una ventina di mesi e poi rivenderli a un prezzo maggiorato del 400, 500% quando i pochi greci sopravvissuti si saranno ripresi. Perché proprio il 2 luglio? C’è un motivo specifico e tecnico. E’ proprio questo che de Gucht e i francesi (ufficiosamente) stanno diffondendo per farcelo sapere. Fino a ieri era stato anche per me un grosso quesito. Ecco la spiegazione in maniera molto sintetica dell’intero meccanismo, che non è né facile né semplice da comprendere: il mio sconcerto era nato, dieci giorni fa, quando Alexis Tsipras, il leader della sinistra radicale aveva gettato la spugna dichiarando “non vogliono semplicemente che siamo d’accordo, ma vogliono addirittura che siamo complici: questo proprio no”. La frase era stata pubblicata su tutti i media del mondo. A me, questa frase mi aveva posto dei seri interrogativi., perché non mi convinceva. L’uomo (che non conoscevo) non mi sembrava un piatto demagogo, né tantomeno uno in cerca di visibilità. “complice” di che? Di chi? Seguitavo a chiedermi che cosa intendesse dire con quella frase, perché era chiaro che non si riferiva alla finanza, a Goldman Sachs, ecc. era come se stesse cercando di dirci che c’era qualcosa di più, veramente inaccettabile. Ho cercato di informarmi, per quanto potessi, e avevo messo insieme dei frammenti sparsi, pezzetti di un puzzle di cui non riuscivo a intravedere la figura. Poi, ieri, poco a poco, tutto è andato a posto. E le informazioni finali sono venute in parte dal nostro antisemita-razzista-anti-palestinese-colonialista de Gucht, da diversi bloggers olandesi e scozzesi, da Giulio Tremonti, da David Cameron, da El Mundo, dal sudamerica e dall’articolo che apre il numero speciale di The Economist, con la emblematica copertina che vedete qui in bacheca. Ecco i fatti, piuttosto complessi, ma spero di essere chiaro e divulgativo: Il 10 gennaio del 2012 la Grecia (piccola nazione) stava come sappiamo. Aveva una grossa scadenza: 130 miliardi di euro dei suoi bpt (cioè il suo debito) che scadevano il 30 marzo. Di questi, 60 erano nelle banche tedesche, 40 in quelle francesi, 30 in quelle italiane; altre nazioni avevano poca roba greca, ormai se ne sono disfatti. Se l’11 gennaio la BCE avesse scelto di dare alle banche franco-tedesche-italiane a tasso zero la cifra di 130 miliardi da dare alla Grecia, magari al tasso dell’1% restituibili in venti anni, si poteva, forse, ancora salvarli. E’ una cifra esigua a livello macro-economico. E invece no. Scelgono di non darglieli e dicono loro: fate le leggi, varate le misure e ve ne prestiamo 150 il 15 marzo per la ripresa mentre intanto, grazie alle nostre misure, il paese si riprende. Arriva il 20 marzo. Il paese non si è ripreso affatto, anzi è peggiorato. Arrivano i creditori. La BCE dice ai greci: ok, paghiamo noi in parte il debito a nome tuo. Lo fanno, ma invece di dare i soldi ai greci, li danno alle banche creditrici le quali investono in derivati per guadagnarci su scommettendo sul fallimento della Grecia. Una vera follia omicida. E suicida. Il debito greco, quindi, viene spostato di tre mesi, ma adesso non è più 130 ma è diventato, nel frattempo, 200, perché ci sono tutti gli interessi composti. Nel frattempo, la Germania (in questi quattro mesi) si disfa di ben 40 miliardi di bpt greci –con la suicida complicità francese- e salva il proprio sistema bancario, impedendo a Francia e Italia di vendere i loro. La BCE annuncia trionfalmente a fine marzo di aver risolto il tutto costruendo un “firewall di difesa”, cioè 600 miliardi di euro. Ma per farlo hanno bisogno di tempo. Data: 1 luglio 2012, quel giorno saranno pronti, nel frattempo bisogna spingere i greci a resistere fino al 1 luglio per consentire alle banche francesi e italiane di vendere i bpt greci a soggetti terzi servi (nazioni africane, banche portoghesi e spagnole che possono anche fallire tanto sono piccole, che affondino pure i loro rispettivi paesi) poi, dopo il 1 luglio la Grecia può anche sparire dal pianeta. Quando Alexis parla con la BCE gli dicono (ecco la complicità) “guarda cocco, a noi, basta che arrivi con uno straccio di governo qualsiasi fino al 1 luglio per darci i 40 giorni di cui abbiamo bisogno”. Alexis dice no, preferisco fallire adesso. La Germania bleffa e risponde: fai pure. Ma Tremonti ha spiegato ieri, pubblicamente, che, in verità (diretta televisiva della durata di 4 minuti su rai news 24) “la situazione è la seguente: i bpt nella pancia delle banche europee sono finiti tutti nella speculazione dei derivati e si sono quindi moltiplicati”. Chiede il giornalista: “a quanto ammonta la cifra?”. Risponde Tremonti. “Il punto è questo, non si sa. Nel senso –e lo dico da esperto economista in finanza- hanno strutturato strumenti finanziari elettronici così sofisticati, complessi e astrusi che in questo momento solo pochissime persone al mondo, e io non sono tra quelle, che li sanno identificare e conoscono la vera cifra”. Il giornalista incalza “Quindi il debito greco che era piccolissimo è diventato grande?”. Tremonti suda, balbetta un po’ e poi: “In verità temo che sia così; si tratterebbe (ndr. usa il condizionale) di una cifra, diciamo così, sostenuta, c’è chi dice diverse centinaia forse anche migliaia di miliardi di euro, non lo sa nessuno”. Esterrefatto il giornalista incalza “Ma come! Non sappiamo neppure quant’è la cifra e chi ha in mano i titoli”. Tremonti: “Sì, è così. Nessuno lo sa. Si sa soltanto che è gigantesca”. Quindi, la Grecia è fallita e a Berlino hanno già predisposto il tasso di cambio della dracma: 340.75 dracme per euro, non avranno –dal 1 luglio in poi- neppure i soldi per acquistare un chilo di pane. Hanno soltanto bisogno di tempo per lucrare tutto ciò che è possibile su questa minuscola cifra del debito greco che è diventata nel frattempo gigantesca. Una volta arrivati al 1 luglio, diventa ufficiale: la bolla esplode. Ma c’è chi sostiene (Krugman, Stieglitz, Rohmer, da dieci giorni Hollande, da ieri Cameron, e da questa mattina il nostro antipatico de Gucht) che la cifra sia spaventosa; comunque sia, il rischio non vale la candela. La Grecia va salvata, perché è assolutamente necessario convincere questo fantomatico club (non si sa quanti siano e chi siano, quantomeno secondo Tremonti) che non conviene più scommettere sul fallimento il 1 luglio, quindi, siccome non conviene, non lo si fa. La Germania, invece, non vuole cedere. O la Grecia accetta tutte le disposizioni oppure che fallisca. Mi rendo conto che non è facile da capire, io ho impiegato un po’ per comprendere il meccanismo. Non si tratta quindi di salvare la Grecia nel nome di Eschilo, Platone o il partenone. Si tratta di salvare la Grecia per evitare che accada anche al Portogallo e alla Spagna subito dopo, e poi, di là dopo un annetto anche all’Italia. Lo capisce anche il meno compassionevole, il meno solidale e il più cinico. Salvare la Grecia, ci conviene. E’ interesse di tutti. Sostiene il sito on-line di panorama, considerato attendibile: “Se i greci usciranno dovranno innanzitutto fissare un tasso di cambio per la nuova valuta”, elenca un esperto Oltremanica che preferisce restare anonimo, spiegando che l’idea che va per la maggiore è quella che prevede che ogni 340,75 dracme valgano un euro. “In realtà – aggiunge – c’è chi azzarda che la svalutazione potrebbe arrivare anche al 70%, fissando così il cambio a 500/600 dracme per euro”. “La cosa più importante perché questo tasso di cambio venga difeso è però un’altra: le istituzioni greche dovranno limitare le transazioni con il resto del mondo per evitare non solo una fuga di capitali, cosa che tra l’altro sta già avvenendo, ma un collasso del sistema finanziario mondiale”. L’economist ha lanciato l’allarme: “non si tratta più del debito greco, la Grecia non c’entra più nulla, si tratta della bolla finanziaria complessiva, siamo seduti su una polveriera”. Alexis Tsipras non vuole essere complice. Vuole rimanere nell’euro oppure vuole fallire prima del 1 luglio. Monti è d’accordo con la Germania. Perché? Sa forse quanto sono i derivati? Sa forse chi li ha? Dove stanno? Il nostro interesse, e quello di tutta l’Europa è che la Grecia non fallisca affatto, oppure che lo faccia subito per smascherare il gioco molto prima del 1 luglio. Non ci stanno informando, questo è poco ma sicuro. Nella mia modestissima e minima quota parte cerco di dare un contributo, così come stanno facendo anche tanti altri volonterosi. Penso che dovremmo dar vita a un forte movimento immediato di richiesta popolare per salvare la Grecia, qualcosa che abbia un forte impatto mediatico, e far confluire la parte bella (solidarietà, condivisione, compassione, fratellanza) con quella cinica egoistica (è nostro interesse, ci salviamo anche noi, si interrompe un circolo vizioso, salviamo i nostri conti correnti). Non possiamo e non dobbiamo aspettare passivamente che il G8 scelga per noi. Che garanzia abbiamo che non scelgano di gettarsi appresso ai derivati speculativi? Dobbiamo e possiamo usare gli unici due strumenti a nostra disposizione: la rete per sbugiardarli di continuo e smascherarli, e una gigantesca attività sui social networks che possa servire come retroterra per chi, in questi giorni, -per fortuna ne esistono ancora- sta tentando di impedire che salti tutto. Altro che futuro. Il futuro è diventato oggi. Anche se, magari ci si ritrova a fare qualche passo con uno come de Gucht, senz’altro antipatico e di sicuro un tipo strano; se non altro ha detto a tutti come stanno le cose. Se c’è qualcuno che ne sa più di me su ciò che sta accadendo e su ciò che stanno combinando, welcome… sbizzarritevi pure nei commenti e vediamo se possiamo inventarci qualcosa di costruttivo. C’è chi (e purtroppo ce ne stanno molti) che sono invece d’accordo nel favorire l’idea che vada tutto a remengo; a mio avviso, sono infantili e irresponsabili. Distruggere è facile, ma sulle rovine si finisce sempre per sguazzare nella disperazione. Cari lettori, che si fa?


da http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/